Fantasy


 LA COMPAGNIA DELL’ANELLO

Il Signore degli Anelli (titolo originale in inglese: The Lord of the Rings) è un romanzo epico fantasy scritto da John Ronald Reuel Tolkien e ambientato nell'immaginaria Terra di Mezzo.
Scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi nel 1954: La Compagnia dell’Anello, Le due Torri, Il Ritorno del Re. Tradotto in 38 lingue, resta una delle più popolari opere letterarie del XX secolo.
La narrazione riprende dove si era interrotto un precedente romanzo di Tolkien, Lo Hobbit; ma la storia di Frodo Baggins, il protagonista, si inserisce ora in un'ambientazione di più ampio respiro, dove si crea una vera e propria mitologia nuova, utilizzando anche parole e linguaggi fantastici.
Essa narra della missione di nove Compagni, la Compagnia dell'Anello, la quale rappresenta tutte le genti della Terra di Mezzo (Uomini, Elfi, Nani e Hobbit), partiti per distruggere il più potente Anello del Potere, che renderebbe invincibile il suo padrone Sauron, se solo ritornasse nelle sue mani.
I temi centrali dell’opera sono la lealtà e l’amicizia, la lotta tra il bene e il male, il viaggio verso oscure forze per riscattare il mondo dalla malvagità.


I NAZGUL A COLLE VENTO

Il brano proposto è tratto dal primo libro del Signore degli Anelli, la Compagnia dell’Anello; Frodo, il protagonista,  parte dal suo villaggio, la Contea, per portare l’Anello del Potere a Gran Burrone dove vivono gli Elfi.
È accompagnato dai suoi amici Samvise Gamgee (Sam),  Peregrino Tuc (Pipino) e Meriadoc Brandibuck (Merry). Lungo il viaggio incontrano Granpasso (Aragorn), un uomo che li aiuterà a sfuggire ai Cavalieri Neri (i Nazgul), i quali sono sulle loro tracce per ucciderli; tuttavia Frodo viene ferito a Colle Vento da uno dei Nazgul, che lo colpisce con un pugnale avvelenato.
Frodo si salverà solo grazie al soccorso degli Elfi di Gran Burrone, dove viene curato da Elrond. Qui  si incontreranno i nove compagni della Compagnia dell’Anello, composta da rappresentanti di tutti i popoli liberi della Terra di Mezzo: Elfi (Legolas), Uomini (Aragorn, e Boromir), Nani (Gimli) e Hobbit (Frodo, Sam, Merry e Pipino), guidati dal mago Gandalf. La Compagnia poi partirà da Gran Burrone per affrontare nuove avventure e sconfiggere  il potente Sauron, con cui combattono creature malvagie come orchi, goblin, troll.

Mentre Grampasso parlava, essi osservavano il suo strano viso dall'espressione così intensa, che le fiamme del falò illuminavano fiocamente. Gli occhi brillavano e la voce era profonda e pastosa. Sul suo capo il cielo era nero e stellato. All'improvviso un pallido bagliore apparve sulla corona del Colle Vento alle sue spalle. La luna crescente si inerpicava lenta sulla collina che li dominava e le stelle tutt'intorno alla vetta sbiadirono e impallidirono.
Gli Hobbit si mossero, sgranchendosi le gambe. "Guardate!", esclamò Merry. "Sorge la Luna: deve essersi fatto tardi".
Gli altri levarono gli occhi verso l'alto, e mentre i loro sguardi si innalzavano, videro sulla cima del colle una cosa piccola e nera che si delineava contro il chiaro di luna. Era forse soltanto una grande roccia, o un masso sporgente, che risaltava nettamente nel­la pallida luce.
SSam e Merry si alzarono e fecero quattro passi, Frodo e Pipino rimasero seduti in silenzio. Grampasso osservava attentamente la sommità del colle al chiaro di luna. Tutto pareva tranquillo e silen­zioso, ma a Frodo sembrò che un terrore gelido gli inondasse il cuore, ora che Grampasso taceva. Si accoccolò ancora più vicino al fuoco. In quel momento Sam tornò correndo dal limite della conca.
"Non so perché", disse, "ma ho avuto improvvisamente pau­ra. Non uscirei da questa conca per tutto l'oro del mondo: ho avu­to l'impressione che qualcosa stesse strisciando su lentamente, lungo il versante del colle".
"Hai visto qualcosa?", chiese Frodo, saltando in piedi.
"Nossignore, non ho visto nulla. Ma non mi sono fermato a guardare".
"Io ho visto qualcosa", disse Merry , "o così mi è parso: sulla pianura a occidente, nella zona illuminata dalla Luna, al di là dell’ombra proiettata dalle vette dei colli. Ho creduto di vedere due o tre forme nere. Sembravano muoversi in questa direzione".
"State vicinissimi al fuoco, con il viso rivolto verso l'esterno!", gridò Grampasso. "E prendete in mano i bastoni più lunghi, pron­ti ad adoperarli!".
Passarono alcuni minuti che parvero un'eternità: seduti silen­ziosi con la schiena rivolta verso il fuoco, con lo sguardo perso nelle tenebre circostanti, trattenendo il respiro. Non accadde nulla. Né un suono né un movimento turbavano la notte. Frodo si mosse, sentendo che doveva assolutamente rompere tutto quel silen­zio: aveva una voglia matta di mettersi a gridare.
"Ssst!", sussurrò Grampasso. "Cos'è?", balbettò Pipino allo stesso tempo.
Sull'orlo della piccola conca, dalla parte opposta del colle, sentirono, piuttosto che vederla, un'ombra che si ergeva, un'ombra o forse più di una. Scrutando le tenebre attentamente, le forme parvero ingigantirsi e presto non ebbero più alcun dubbio: tre o quattro figure alte erano in piedi sul pendio e li guardavano. Era­no talmente nere che sembravano buchi neri nell'ombra scura che li circondava. Frodo credette di sentire un debole sibilo, come un respiro velenoso, e un brivido gelido gli attraversò la schiena. Le forme avanzarono lentamente.
Il panico s'impadronì di Pipino e di Merry, che si gettarono per terra. Sam si avvicinò a Frodo. Questi non era meno terrorizzato dei suoi compagni: tremava come per un gran freddo; ma il suo spavento fu improvvisamente come inghiottito dalla forte tentazione d'infilarsi l'Anello.
Non riusciva a pensare ad altro, tanto era violento il desiderio. Non si era dimenticato del messaggio di Gandalf, ma qualcosa sembrava istigarlo, con una potenza quasi irresistibile, a trascurare tutti gli avvertimenti. Non era la speranza della fuga né uno scopo qualsiasi, buono o malvagio, ma semplicemente il bisogno di prendere l'Anello e di metterselo al dito. Era come muto e paralizzato. Sentiva che Sam lo stava guardando, come se sapesse che il suo padrone era in grave turbamento, ma non riusciva a voltarsi verso di lui. Chiuse gli occhi e lottò qualche minuto con se stesso; ma ogni resistenza fu vana, ed egli cedette, tirando fuori lentamente la catenella e infilando l'A­nello al dito indice della mano sinistra.
Immediatamente le forme diventarono chiarissime, benché tutto il resto rimanesse tenebroso e scuro. Egli riusciva a vedere al di sotto dei manti neri; delle cinque alte figure, due erano in piedi sull'orlo della conca e tre stavano avanzando. Nei loro visi bianchi fiammeggiavano occhi penetranti e spietati; sotto le cappe, portavano un abito lungo e grigio, e sui capelli grigi, un elmo d'ar­gento; le loro mani scarne stringevano spade d'acciaio.
Il loro sguardo cadeva su di lui, attraversandolo; ed essi si precipitarono mentre, disperato, egli sfoderava la propria spada che parve rossa e incandescente come un tizzone.
Due delle figure s'arrestarono. La terza era più alta delle altre: i capelli lunghi luccicavano e sull’elmo era posta una corona. In una mano stringeva una lunga spa­da, nell'altra un coltello; sia la mano che il coltello ardevano con una pallida luce; fece un balzo avanti e si lanciò su Frodo.
In quel momento Frodo si gettò per terra e udì la propria voce gridare forte: O Elbereth! Gilthoniel!, mentre vibrava un colpo contro i piedi del nemico. Un grido acutissimo e potente squarciò la notte; e Frodo sentì un dolore atroce alla spalla, come se fosse stato trafitto da una freccia di ghiaccio avvelenato. Riuscì ancora, prima di svenire, a scorgere Grampasso che balzava fuori dall'oscu­rità con un tizzone fiammeggiante in ciascuna mano. Con un ultimo sforzo spossante, dopo aver lasciato cadere la spada, Frodo tolse l'Anello dal dito e lo strinse forte nella mano destra.


ESERCIZIO DI SCRITTURA

L’incubo dei Nazgul e il dolore della ferita infertagli tormenterà Frodo per molto tempo.
Racconta il tuo peggior incubo, e se non ne hai, immagina e descrivi ciò che potrebbe farti veramente paura (scrivi almeno 20 righe).


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